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Dal territorio

News, eventi e cultura

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Anche nel pieno dell’autunno può succedere che ci siano alcuni giorni di bel tempo, sole e temperature in rialzo. Di solito coincide con il periodo intorno all’11 novembre, data in cui si celebra San Martino, il protettore dei pellegrini e dei viandanti.

La leggenda

La leggenda narra che in un giorno d’autunno San Martino uscì a cavallo dalla sua abitazione, pmentre passeggiava incontrò un uomo molto povero, con pochi abiti e infreddolito a causa del maltempo. Martino a  quel punto tagliò il suo mantello di lana e ne diede una metà al povero.

In quel preciso momento, spuntò un sole caldo, quasi come quello estivo. Per questo, la ricorrenza prende il nome di ‘estate di San Martino’ e coincide con l’inizio di novembre, quando può succedere che la temperatura diventi più mite.


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Ogni castello che si rispetti ha un suo fantasma. A pochi chilometri da Tivoli e precisamente a Sambuci,si nasconde una leggenda che non tutti conoscono.

il Castello Theodoli:

L’’edificio è appartenuto a varie famiglie nel corso dei secoli, Orsini, Piccolomini, Astalli e Theodoli. Possiede una pianta rettangolare ed è dotato di quattro torri di avvistamento e presenta stanze affrescate con pitture di grande pregio. Tra queste, la Sala Gerusalemme Liberata, interamente dipinta con storie tratte dal celebre poema scritto da Torquato Tasso. All’’esterno uno splendido giardino, fatto realizzare da Giacomo Theodoli e conosciuto come La Villa, che si estende per una superficie di 54mila metri quadrati con aiuole geometriche, fontane e statue.

La leggenda narra che tra affreschi, giardini e torri, si insinui, da secoli, il fantasma di una donna, la  Signoraccia o Pantasema del Fontanone. Lei è la guardiana di un tesoro custodito nel Castello, un tesoro nascosto e anche qusto leggendario, in quanto non è stato mai trovato.  La leggenda narra anche che  Maria Theodoli invocasse i cipressi affinché le rivelassero il luogo dove era custodito il tesoro, ma non ricevette mai risposta forse perchè la guardiano distoglieva ogni proposito.

La storia del fantasma viene ancora raccontata  dai nonni del apese e la curiosità non può far altro che spingere ad andare a visitare il Castello Theodoli di Sambuci, un luogo suggestivo e di grande bellezza.

Oggi, l Castello è proprietà del Comune


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Non tutti sanno che Tivoli possiede un polo di ricerca!
Alla fine degli anni 80 fu fondato un Laboratorio di Antropologia, dotandolo di tecnologie scientifiche e digitali all’avanguardia. Unico in Italia, conserva ad oggi ca. 40.000 scheletri, e rarità come le mummie di Aebutia Quarta e di Carvilius Gemellus, e il famoso cranio di Ceprano. Ma non basta, perché il Laboratorio opera anche come osservatorio per la malnutrizione dei bambini in età scolare, collabora col RIS per ricostruire gli identikit dei ricercati e dà il suo contributo alle forze dell’ordine.

Il Laboratorio del Servizio di Antropologia è ospitato in uno dei moderni edifici sorti nell’area del Santuario di Ercole Vincitore a Tivoli (Rm).

La struttura si articola su due livelli: il piano terra, dove è stato realizzato il magazzino, e il primo piano, dove si trovano sala riunioni e laboratorio. Il magazzino, che conserva diverse migliaia di resti antropologici, è organizzato in scaffalature a doppia e singola vista in cui sono ospitate cassette ignifughe contenenti i reperti.

L’area è suddivisa in settori per provenienza dei materiali stivati. Questi sono individuabili attraverso un sistema di etichettatura fissa che ne permette l’identificazione visiva e attraverso dei codici è possibile anche il riconoscimento all’interno della banca dati informatizzata consultabile direttamente da un’apposita postazione elettronica collocata nell’ambiente.

Inoltre è presente uno spazio dedicato a studiosi e tesisti attrezzato per la loro accoglienza. Al primo piano vi sono una sala riunioni utilizzata anche per seminari e summer school, dotata di sistemi audiovisivi di presentazione, e il laboratorio strumentale. La dotazione tecnica di quest’ultimo è costituita da strumenti di nuova generazione per analisi micro-macroscopiche, radiografiche e di acquisizione e trattamento digitale di immagine. L’operatività del laboratorio permette esami chimico-fisici in totale sicurezza, stereomicroscopia, microscopia metallografica e ottica, radiografie, nonché il monitoraggio conservativo di reperti di particolare pregio e importanza con apparecchiatura di trasmissione dati ambientali in tempo reale collegata con l’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro (ICR). Inoltre è presente una sezione calchi per la riproduzione di reperti di particolare interesse o delicatezza. E’ stato inoltre avviato un progetto di contatto diretto con l’utenza (curiosi e appassionati) per rispondere a quesiti inerenti la storia dell’uomo e per organizzare visite guidate tra la storia biologica dei nostri progenitori.


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Villa D’Este Incantevole e fiabesca, una delle meraviglie tiburtine. Tutti conosciamo i suoi strabilianti giochi d’acqua ma ci sono alcune curiosità storiche e naturali che forse non sappiamo

eccone alcune:

1 IL PROPRIETARIO IPPOLITO II D’ESTE  Era il figlio della famosa Lucrezia Borgia.

2. I CIPRESSI – Nella parte bassa del giardino soffermatevi sullo slargo che viene chiamato “la ronda dei Cipressi”, questi alberi secolari sono forse tra i più antichi esemplari d’Italia.

Sono citati anche nel “Notturno” di Gabriele D’Annunzio: “essere il più alto e il più fosco/cipresso di Villa D’Este..”


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L’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este –Villae, nell’ambito delle celebrazioni per il ventennale (1999-2019) dall’inserimento di Villa Adriana nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità, inaugura, venerdì 10 luglio alle ore 17.00, una mostra gratuita per i visitatori dal titolo 60/20: Villa Adriana tra Cinema e UNESCO, curata da Andrea Bruciati e Francesca Roncoroni. L’esposizione, organizzata dalle Villae, è sostenuta dal Servizio I del Segretariato Generale del MiBACT; il comitato scientifico è costituito da Andrea Bruciati, Benedetta Adembri, Viviana Carbonara e Francesca Roncoroni.

Nel celebrare l’anniversario dell’iscrizione alla lista UNESCO si vuole raccontare Villa Adriana attraverso il cinema che da 60 anni ne media l’immagine e i significati in modo spesso non convenzionale, ma straordinariamente pervasivo, e che ha contribuito a elevare il sito a vero e proprio oggetto di un immaginario universalmente condiviso. Il riconoscimento di Villa Adriana da ormai 20 anni quale patrimonio mondiale dell’UNESCO (sito n. 907) si basa sull’unicità del complesso residenziale e sull’universalità del suo messaggio.

Muovendosi tra queste date e questi temi, alla ricerca di una diversa narrazione in nome di una renovatio che idealmente collega il boom economico all’auspicata rinascita del Paese, l’esposizione temporanea evidenzia come intorno agli anni Sessanta, alle prese con una nuova generazione di pubblico, con la genesi di nuovi temi, luoghi e forme del racconto, il cinema abbia designato Villa Adriana quale set d’eccellenza. D’altronde il sito era stato da poco oggetto di una riscoperta archeologica, un operoso cantiere di studio, di restauri e di importanti progetti museografici, non solo per riparare i danni inferti dalla seconda guerra mondiale, ma anche per migliorarne significativamente l’offerta culturale, rivolgendosi ad un turismo allargato ad ampi strati di popolazione.

La mostra multimediale, corredata di pannelli in italiano e inglese e contenuti multimediali in cinese, è allestita nel Centro Accoglienza dell’area archeologica di Villa Adriana e raccoglie una selezione di suggestioni visive di film italiani e stranieri, il cui sonoro è in lingua originale allo scopo di sottolineare l’internazionalità delle produzioni.

“L’esposizione – commenta il direttore delle Villae Andrea Bruciati – ripercorre i temi della riscoperta archeologica di Villa Adriana dopo la guerra, della sua apertura al turismo di massa e della mediazione dei suoi valori culturali ed estetici attraverso il cinema ad un pubblico sempre più vasto. In questa chiave la mostra è quanto mai attuale, in un momento di riappropriazione identitaria dei luoghi e del tempo libero. Il cinema e l’audiovisivo sono mezzi fondamentali di espressione artistica, formazione culturale e comunicazione sociale e rivestono un ruolo di primaria importanza nell’ambito della promozione territoriale e dell’immagine del nostro paese all’estero. L’Istituto con questa esposizione intende proseguire il cammino di esplorazione del rapporto tra cinema e arte intrapreso con il Villae Film Festival”.

 

Elenco film:

Il sangue e la rosa / Et mourir de plaisir, 1960. Regia: Roger Vadim. Francia/Italia, col. 87’

Totò, Fabrizi e i giovani d’oggi, 1960. Regia: Mario Mattoli. Italia, b/n 87’

Tototruffa ’62, 1961. Regia: Camillo Mastrocinque. Italia, b/n 107’

Tutto è musica, 1963. Regia: Domenico Modugno. Italia, col. 90’

Il Colonnello Von Ryan / Von Ryan’s Express, 1965. Regia: Mark Robson. USA, col. 117’

Allonsanfàn, 1974. Regia: Paolo e Vittorio Taviani. Italia, col. 116’

Nerone, 1977. Regia: Mario Castellacci e Pierfrancesco Pingitore. Italia, col. 105’

Hercules 2. Le avventure dell’incredibile Ercole / The adventures of Hercules II 1985. Regia: Luigi Cozzi. Italia/USA, col. 82’

Dagobert / Le bon roi Dagobert, 1984. Regia: Dino Risi. Francia/Italia, col. 110’

Il ventre dell’architetto / The belly of an architect, 1987. Regia: Peter Greenaway. Gran Bretagna/Italia, col. 118’

La balia, 1999. Regia: Marco Bellocchio. Italia, col. 105’

Titus, 1999. Regia: Julie Taymor. USA, col. 162’

Denti, 2000. Regia: Gabriele Salvatores. Italia, col. 96’

The order, 2003. Regia: Brian Helgeland. USA, col. 102’

The fall, 2006. Regia: Tarsem Singh. USA/India, col. 117’

Notizie degli scavi, 2010. Regia: Emidio Greco. Italia, col. 89’

Tutti i soldi del mondo / All the money in the world, 2017. Regia: Ridley Scott. USA/GB, col. 132’

Smetto quando voglio – Masterclass, 2017. Regia: Sydney Sibilia. Italia, col. 118’

SERIE TV E WEB

Angels in America, 2003. Regia: Mike Nichols. USA, col.

Elisa di Rivombrosa 2, 2006. Regia: Cinzia TH Torrini. Italia, col.

Inside the stones, 2012. Regia: Alessio Jim Della Valle. Italia, col.

I Medici: Masters of Florence, 2016. Regia: Sergio Mimica-Gezzan. GB/Italia, col.

Killing Eve 2, 2018. GB, col.


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La Reggia di Caserta luogo meraviglioso e senza tempo. Lunghe passeggiate tra i corridoi e le stanze riccamente decorate con ghirigori, stoffe. Sbirciare il panorama dalle grandi finestre, salire le scalinate, percorrere quei lunghissimi corridoi e ammirare i bellissimi quadri esposti. Tra le meravigliose opere d’arte ce ne una che sembra familiare.. è Tivoli!
E sì, in questo luogo possiamo ammirare “la Superba” raffigurata in un quadro di Gaspar Van Wittel ( Gaspare Vanvitelli) con la sua Opera ” Veduta di Tivoli con la vecchia cascata dell’Aniene” Olio su tela ( 80 x 120 cm)

Un po’ di storia

Gaspar Van Wittel, detto Casper, è conosciuto in Italia come Gaspare Vanvitelli, o Gaspare degli Occhiali (Amersfoort, 1653Roma, 13 settembre 1736), è stato un pittore olandese naturalizzato italiano.

Le opere di van Wittel sono diffuse nei maggiori musei e, soprattutto, nelle collezioni private del mondo. In Italia numerosi dipinti si possono trovare nelle raccolte patrizie romane, nella Galleria Colonna e Doria-Pamphilij.

Sempre a Roma ve ne sono alcune anche a Palazzo Corsini, a Palazzo Barberini, come pure nella Pinacoteca Capitolina, in quella Vaticana e all’Accademia di San Luca.

Oltre a Roma, che ne possiede il nucleo più cospicuo, se ne trovano altre a Palazzo Pitti a Firenze e numerose anche nei musei napoletani, soprattutto nei musei diSan Martino e di Capodimonte.

La maggior parte dei dipinti di van Wittel resta comunque in mano a privati e a diverse fondazioni bancarie, come per esempio il Palazzo Leone Montanari a Vicenzao il Palazzo Zevallos a Napoli, entrambi aperti al pubblico.

Il maggior numero dei suoi disegni, invece, è conservato alla Reggia di Caserta.


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Entra nel vivo la 16esima edizione delle “Idi adrianensi’, la manifestazione che unisce la rievocazione storica con l’approfondimento sui costumi e le abitudini dell’antichità romana e che rientra tra gli appuntamenti tradizionali più sentiti dalla città, in grado in questi anni di attirare curiosi e una fetta importante del turismo dedicato, proveniente persino da altri Paesi europei. La rievocazione, curata dall’associazione culturale ‘Villa Adriana Nostra’, a opera del gruppo storico ‘Publio Elio Adriano’, avrebbe dovuto proprio oggi svolgersi per le vie della città, con l’accensione del fuoco sacro dedicato alla dea Vesta.

Se l’emergenza sanitaria dovuta all’epidemia del Covid-19, da un lato non ha reso possibile vivere la manifestazione nei tre giorni di consueto dedicati, non ha però impedito di poterla rivivere sotto un’altra forma grazie alle potenzialità degli strumenti informatici, dando l’opportunità di estendere all’intera settimana le iniziali giornate dedicate alle Idi. È nato, così, il progetto ‘Idi adrianensi digital” a cura della consigliera del sindaco per la Valorizzazione delle tradizioni e del folklore Irene Timperi, insieme a ‘Villa Adriana Nostra’ e  in collaborazione con ‘Sulphuris Artem’.

Dopo il lavoro preparatorio avviato a inizio settimana sui social per far conoscere in modo narrativo i miti, i luoghi e i personaggi che hanno ispirato l’evento e le tante sfaccettature delle Idi, con video realizzati da amatori e studiosi che da sempre approfondiscono storie e curiosità del mondo antico, oggi si parte con l’accensione – seppure in modalità virtuale – del fuoco sacro, un inedito atto inaugurale non meno autorevole.

Sul canale Youtube ufficiale del Comune di Tivoli , che per l’occasione inaugura una nuova sezione dedicata alla cultura e agli eventi della città e del territorio tiburtino, sarà possibile rivivere i fasti dell’Antica Roma. Dunque appuntamento su Youtube per scoprire anche novità interessanti: ad esempio un tour virtuale tra i miti e i personaggi che hanno ispirato le ‘Idi adrianensi’, una coreografia realizzata dai ragazzi della ‘Sulphuris Artem’ e tante altre sorprese.

Fonte: Comunicacity Tivoli


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Il bellissimo Santuario della Madonna di Quintiliolo si trova a circa due chilometri lungo la strada che conduce da Tivoli a Marcellina. Il Nome “Quintiliolo” deriva dal fatto che in quella zona furono rinvenute le rovine della villa di Quintilio Varo che morì nel 24 a.C. La costruzione della grande villa fu ripresa da Publio Quintilio Varo il generale romano che si suicidò dopo la tremenda sconfitta di Teutoburgo in cui furono annientate dai popoli germanici ben tre legioni di Roma.

Nel santuario è custodito la sacra icona della Madonna di Quintiliolo. La legenda narra  che San isidoro mentre arava la terre  rinvenne l’immagine sacra, i suoi buoi si fermarono e si inginocchiarono. A quel punto il Santo scavo e trovò la Sacra Icona.

Ogni anno, tramite una solenne processione, la Madonna di Quintiliolo viene trasferita dal Santuario all’interno della città. L’evento cade ogni prima domenica di maggio

 Un Po’ di storia

Quintilio Varo è stato un critico letterario romano.

Varo operò nell’ambito del Circolo di Mecenate, nel quale si fece apprezzare dai poeti per la sua severità e la sua sincerità di giudizio. Amico di Virgilio e di Orazio, viene da quest’ultimo ricordato nell’Epistola ai Pisoni (versi 438-ssgg.), come esempio di professionalità; inoltre nella Ode XVIII e soprattutto nella XXIV del primo libro, dove il poeta consola Virgilio per la morte dell’amico (Levius fit patientia quidquid corrigere est nefas).

Era proprietario di un terreno presso Tivoli, non lontano da dove oggi si trovano i resti della villa di Quintilio Varo; da lui dovrebbe aver preso il nome anche il paese di Vicovaro, l’antica Varia, anche se non c’è la certezza che sia lui il Varo in questione, piuttosto che un suo omonimo.


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Su Tivoli e le sue bellezze si potrebbe scrivere un libro. Ma oltre alle bellezze che tutti conoscono Ecco alcune curiosià che non tutti sanno: 

L’ANTICO PONTE DI SAN ROCCO:

Anticamente per arrivare a Tivoli era necessario attraversare il Ponte di San Rocco, che congiungeva la parte dove oggi si trova l’ex ristorante le Sirene con il tempio della Sibilla, passando sopra la cascata. Era l’unica via di accesso alla Cittadella, detta anche Castrum Vetere, l’attuale centro storico: ancora oggi camminando in questa zona ci si accorge di trovarsi all’interno di una vera fortezza. Del ponte di San Rocco è visibile ancora oggi una spalletta, nei pressi dell’ ex ristorante Le Sirene.

 Il GHETTO EBRAICO

Da prima del 1500 e almeno fino a metà del XIX secolo è esistito a Tivoli un ghetto ebraico di cui sono ancora visibili le due porte: una sotto il portico medievale su Piazza Palatina all’inizio del Vicolo dei Granai e l’altra al termine del vicolo dei Granai su via Palatina (vicino alla Posta). In questa zona c’era anche una Sinagoga che è poi andata distrutta.

CHIESA SCONSACRATA:

Nella chiesa di Santo Stefano ai Ferri, oggi sconsacrata, sono visibili degli affreschi che raffigurano cavalieri armati rivolti verso l’uscita, simili a quelli di molte chiese templari europee. Per questo alcuni studiosi come Vincenzo Pacifici e il professor Giuliani hanno ipotizzato che Santo Stefano potesse essere una chiesa templare, da cui partivano i cavalieri diretti in Terrasanta. Per averne la certezza sarebbe necessario ritrovare all’interno un simbolo che contraddistingue le chiese templari: la rosa con quattro petali, da cui poi deriva la croce templare.

 I SEGRETI DEGLI ANDRONI DEL CENTRO STORICO

negli androni più antichi del centro storico è facile notare pietre incise che riportano delle lettere: IHS. Si tratta di simboli cristologici, il primo a farne uso fu San bernardino da Siena, che lasciò anche una formella originale a Tivoli, oggi conservata a Palazzo San Bernardino. Sant’Ignazio di Loyola, gesuita, riprese questa tradizione modificando in parte la formella. Quelle visibili nel centro storico di Tivoli appartengono a questo secondo tipo e sono databili verso la fine del ‘700, è possibile che ricostruiscano antichi percorsi processionali.

 IL PRIMO COLLEGAMENTO TELEFONICO

NEl 1878 Si effettua il primo collegamento telefonico. L’esperimento si svolge tra il Palazzo del Quirinale e l’Ufficio Telegrafico di Tivoli.

 


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IL 10 Ottobre del 2010 veniva a mancare l’Angelo Infanti. L’attore era residente nella vicina Zagarolo ed era stato precedentemente ricoverato al San Giovanni Evangelista dopo un attacco cardiaco.

Angelo Infanti è stato uno di quei personaggi più amati degli anni 70/80 ma veniva spesso etichettato come personaggio secondario. Fodamnetale fu la sua presenza nelle pellicole di Carlo Verdone.

BOROTALCO –  Fu Manuel Fantoni, un eccentrico personaggio che intortava con i suoi monologhi, infarcito di bufale e richiami cinematografici

BIANCO; ROSSO e VERDONE Era Raul, seduttore di Magda, moglie del logorroico Furio.

Tanti i film in cui ha recitato Infanti nel corso della sua carriera ultra quarantennale. Alberto Sordi lo ha voluto in “In viaggio con papà” e in “Bello, onesto, emigrato in Australia..”. Il compianto Bud Spencer (suo grande amico) lo ha scelto come sua spalla in alcuni film della serie Piedone lo Sbirro.

La prima volta a Tivoli

Non era la prima volta che Tivoli entrava nella vita dell’attore. Infatti era già stato in città perchè alcune scene di Bianco, Rosso e Verdone, sono state girate proprio nella città tiburtina.

La scena era quella quando Raul, si imbatte nell’imbranato Mimmo(Carlo Verdone) con il quale trascorre una notte nello stesso albergo, l’’attuale Hotel Sant’Angelo, tra gaffe e incontri poco galanti con una prostituta interpretata da Milena Vukotic. Esattamente dopo 30 anni dall’’uscita di quel film, Infanti morì a Tivoli.


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