Sant’Angelo Romano cinque cose che non tuttti sanno

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Ogni paese ha le sue radici e le sue tradizioni. Scoprirle è importante e azzarderei necessario. La tradizioni e la cultura di un paese sono un elemento fondante per il senso delle cose, permette a ciò che facciamo, diciamo, pensiamo, di restare anche dopo l’immediato presente.

Ecco curiosità e tradizioni su Sant’Angelo Romano

  1. UNA CITTà SCOMPARSAMedullia era una città che si ribellò ai romani alleandosi con i sabini e fu poi assediata e riconquistata. Dopo l’epoca romana il suo nome scompare letteralmente dalle carte e dalle fonti storiche, e non si sa nulla del suo destino. L’ipotesi fino ad ora avanzata dagli storici è che Medullia sorgesse proprio nel territorio di Sant’’Angelo Romano e che sulle rovine della sua antica rocca sia stato costruito intorno al 1100, il castello Orsini.
  2. IL CASTELLO– Il castello Orsini, uno dei più belli della Valle Sabina, per la sua posizione panoramica che permette di spaziare attraverso i merli sul panorama mozzafiato di tutta la valle fino a Roma e il mare. Nella storia fu protagonista di molte vicende: ospitò le truppe garibaldine durante il processo di unificazione e durante la seconda guerra mondiale subì l’occupazione tedesca. Oggi è visitabile nei week end e al suo interno si trova un museo archeologico.
  3. I TEMPLARI– Secondo la tradizione popolare la chiesa di Santa Liberata è stata consacrata da Bernardo di Chiaravalle, considerato uno dei capi dell’’ordine dei Cavalieri Templari.
  4. IL POZZO DEL MERRO– Nella zona della Selva si trova il Pozzo del Merro, la voragine carsica più profonda del mondo. Circondata dalla vegetazione la cavità ospita sul fondo un lago di cui ancora non si riesce ad accertare la profondità: Secondo i primi studi dell’Università di Tor Vergata, la cavità è profonda più di 392 metri, che è il limite massimo a cui le misurazioni sono giunte. Le sonde calate dalla sua scoperta in poi non hanno toccato il fondo, e gli studi proseguono.
  5. LE CIAMMELLE – Sono la specialità gastronomica del paese”. La forma intrecciata è simbolica e nel passato gli incroci venivano marchiati con timbretti in legno (ogni famiglia aveva il suo particolare) utilizzati per consentire il riconoscimento dopo la cottura, che avveniva nel forno comunale.  Gli ingredienti usati sono semplicissimi: solo farina, acqua, sale e olio DOP della Sabina, prodotto d’eccellenza di queste terre


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